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Motivazioni, sensazioni ed emozioni della prima volta in cui si dona: un gesto semplice ma che acquista il suo pieno significato proprio quando facciamo per la prima volta quel passo che ci porta a contribuire per il bene degli altri. Carolina Argnani, 19 anni, è un’ex studentessa del liceo Scientifico Torricelli-Ballardini di Faenza che ora studia Scienze biologiche all’università di Bologna: nei giorni scorsi si è recata alla sede dell’Avis per effettuare la sua prima donazione. Ecco come è andata!

Allora Carolina, come è andata questa prima donazione?

Molto bene, è stato tutto molto semplice e non ho avuto particolari problemi, il tutto si è svolto in meno di un’ora. Ero tranquillissima e non ho avuto troppa ansia, attorno a me ho trovato tante persone gentili che mi hanno fatto sentire sempre a mio agio: medici, infermieri, volontari. Non mi sono mai sentita impaurita e, anche dopo la donazione, sono stati molto cordiali. 

Qual è l’aspetto che ti ha colpito di più?

Il fatto che comunque, durante tutte le operazioni per donare, nessuno mi abbia messo fretta e mi sia sentita accolta. Ogni passaggio che veniva effettuato – dalla misurazione della temperatura corporea come previsto dalle norme Covid alla vera e propria donazione – era gestito con calma e mi sono sentita sempre messa al centro di tutto, veniva data priorità alle mie necessità e ai miei ritmi. Questo ha reso l’esperienza nel suo complesso davvero positiva.

Come mai hai preso questa decisione?

Non c’è un vero e proprio motivo: mi sono sentita di fare questo gesto perché è un modo significativo per aiutare gli altri. È stata una scelta mia e autonoma al cento per cento, in famiglia tra l’altro, a parte qualche parente, non è usuale il gesto di andare a donare. Sicuramente per conoscere il mondo Avis è stata molto importante una presentazione che i volontari hanno fatto nel nostro istituto, il liceo Torricelli-Ballardini, durante il quale inoltre abbiamo svolto gli esami del sangue. Non ricordo esattamente i contenuti di quella giornata, ma mi è rimasto impresso il fatto che i discorsi dei volontari risultavano davvero sinceri e non nascondevano niente su questo tema e sull’importanza di donare il sangue. Mi ha colpito anche il fatto che non fosse presentata come una cosa obbligatoria, ma che facevi perché te la sentivi. 

Perché secondo te è importante che i giovani entrano in contatto col mondo del dono? 

Essendo giovani abbiamo la fortuna di essere generalmente in salute, ed è importante aiutare chi in questo momento non lo è. Secondo me è bello far passare il messaggio intergenerazionale che c’è sempre qualcuno su cui puoi contare e che ti possa dare una mano.