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Due realtà AVIS a confronto, quelle di Faenza e Ragusa, per trasferire buone pratiche e sviluppare al meglio la cultura del dono e della solidarietà sui rispettivi territori. Sono questi gli obiettivi della ricerca “La donazione di sangue a Faenza e Ragusa: un’analisi empirica della cultura e della pratica della donazione nelle due Avis comunali”realizzata dalladott.ssa Greta Nicodemiin collaborazione con l’Istituto di Sociologia dell’Università di Bologna. 

Dalla differente struttura organizzativa delle Associazioni alla diversa promozione della donazione di sangue sul territorio, la ricerca ha approfondito vari aspetti che gettano le basi per sviluppare, a Faenza così come a Ragusa, nuove modalità per svolgere al meglio la propria mission, in particolare avvicinando le giovani generazioni alla cultura del dono e della solidarietà. 

Lo studio è stato presentato giovedì 30 gennaio nella nuova sede dell’AVIS di Faenza.Al convegno – aperto dai saluti del presidente dell’Avis Comunale di Faenza, Angelo Mazzotti, e dal sindaco Giovanni Malpezzi– hanno partecipato anche il prof. Alessandro Martelli, professore del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna; il dott. Paolo Roccuzzo, presidente Avis Comunale di Ragusa; il dott. Daniele Vincenzi, direttore Simt Ravenna; Giovanni Garozzo, direttore Simt Ragusa; Paolo Bonomo, direttore AVIS Ragusa. A chiudere i lavori Maurizio Pirazzoli,presidente AVIS Regionale Emilia-Romagna 

Le motivazioni della ricerca

La ricerca sociologica realizzata dalla dott.ssa Nicodemi nasce dall’intento dell’Avis Comunale di Faenza di riflettere sulla propria organizzazione di volontariato nella prospettiva di acquisire buone pratiche dalla realtà avisina ragusana, capitale del dono di sangue in Italia. In particolare, lo studio nasce dalla curiosità di comprendere le ragioni dell’alto numero di giovani donatori e donatrici Avis presenti a Ragusa per conoscere e ‘trasferire’, laddove possibile, alcuni degli elementi più caratterizzanti. 


AVIS Ragusa: capitale del dono in Italia

Ragusa, a livello AVIS, rappresentauna vera e propria eccellenza a livello regionale e per certi aspetti costituisce un “unicum” anche a livello nazionale. Nel 2018 la sola città di Ragusa ha raggiunto i 10.541donatori effettivicon un totale di 15.424donazioni all’attivo. La sola città di Ragusa, in termini di donazioni in numeri assoluti, supera addirittura i risultati di alcune regioni italiane, come il Friuli Venezia Giulia (13.394). «Uno dei dati che maggiormente ha impressionato i Consiglieri di AVIS Faenza – spiega Nicodemi nel suo studio – è quello relativo ai neodiciottenni:nel 2018 a Ragusasono diventati donatori 352 diciottenni su un totale di 712, cioè il 49,4 % dei diciottenni ragusani. Ma il record è stato raggiunto nell’anno precedente, 2017, quando il 51,4 %dei diciottenni si sono iscritti all’AVIS,ovvero più di un diciottenne su due. Non è raro dunque sentir dire, dandolo per scontato, che a Ragusa, assieme al conseguimento della patente, un giovane diventi anche socio AVIS». 

Elementi di trasferibilità: promozione nelle scuole e relazione con il donatore

Attraverso analisi di dati e interviste qualitative, Nicodemi ha approfondito peculiarità e differenze delle due realtà AVIS, a partire dalla diversa tipologia di fondazione, per cercare di comprendere come si è sviluppata la predisposizione al dono dei due territori. «La capillare diffusione della cultura del dono di sangue tra i ragusani è il risultato di una combinazione di fattori tipici del contesto – spiega Nicodemi – pertanto non replicabili altrove, e fattori invece potenzialmente replicabili, che possono costituire preziosi elementi di riflessione». Tra questi, viene indicata l’attività di promozione del dono realizzata con le scuole: a Ragusa l’Associazione non solo va negli istituti scolastici, ma porta i bambini e ragazzi in gita presso la propria struttura, facendo entrare le giovani generazioni a contatto diretto con tutti gli aspetti del mondo della donazione. Un altro fattore è rappresentato dalla cura della relazione con il singolo donatore, da parte dei volontari e del personale AVIS, da sviluppare anche in contesti e modalità informali. 

Un confronto arricchente tra due realtà AVIS

«Abbiamo chiuso un 2019 molto positivo – commenta il presidente Avis Faenza, Angelo Mazzotti – ma proprio per questo non vogliamo fermarci ma continuare a migliorare, cercando di coinvolgere sempre più giovani alla cultura del dono. Da qui è nata l’idea di analizzare il ‘caso Ragusa’ grazie alla preziosa ricerca della dott.ssa Nicodemi, che ci ha fornito interessanti spunti e buone pratiche da mettere in atto per avvicinare in particolare i giovani».

«Siamo tutti arricchiti da questo confronto – ha affermato il presidente Avis regionale Pirazzoli – e ho trovato, nell’analisi tra Faenza e Ragusa, più assonanze che differenze, a testimonianza di come la condivisione dei valori di solidarietà dell’AVIS sia fondamentale. In ogni territorio si devono poi individuare le modalità più efficaci per essere più vicini ai donatori stessi, che sono i grandi protagonisti della nostra Associazione».