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Che cosa significa donare? Qual è il valore di questo gesto? E perché portarlo avanti negli anni? Per approfondire queste domande, abbiamo contattato Raffaele Morani, arbitro di rugby e donatore dell’AVIS dal 2005 che ha da pochi giorni fatto la sua 45esima donazione.

Intervista a Raffaele Morani

– Quand’è stata la prima volta che lei ha donato all’Avis?

La mia prima donazione in assoluto è stata il 9 dicembre 2005. Pochi giorni fa sono arrivato alla donazione numero 45, e penso di continuare fino al raggiungimento del limite massimo di età per donare.

  – Quali sono state le sue impressioni e com’è stato accolto dal personale quando è andato a donare?

Il personale è stato sempre gentilissimo fin dalla mia prima donazione. Nel corso degli anni ho visto avvicendarsi tante persone tra volontari, medici, infermieri, ma ogni volta che sono andato a donare sono sempre stato accolto da tutti e tutte con un bel sorriso.

– Che cosa l’ha spinta a donare?

Io ho sempre pensato che in ogni campo, nel lavoro, nello sport, nelle relazioni sociali sia importante fare qualcosa per gli altri. Sono stato molto attivo nel volontariato, quando ero più giovane e con molto tempo disponibile. Donare il sangue è un piccolo gesto che per qualcuno può significare molto, quindi non mi tiro indietro e cerco di dare il mio piccolo contributo. Io poi sono un rugbysta, ex giocatore e allenatore e attualmente arbitro, in una squadra di rugby ci sono tanti ruoli diversi tra i giocatori, ma tutti sono uniti nel cercare di segnare la meta. Segnare una meta è un lavoro veramente di “squadra” che riesce solo se ognuno fa la sua parte, e io nell’Avis vedo lo stesso spirito!

– Come si è sentito e cosa consiglierebbe a chi è titubante all’idea di diventare donatore?

Sono sempre stato bene quando ho donato, a chi è titubante dico di provare almeno una volta, poi decidere tranquillamente se continuare o meno. Io dono da tanti anni, non ho mai avuto alcun disagio fisico e continuo a fare attività sportiva senza alcun problema.

– Perché è importante che i giovani vadano a donare?

Perché il sangue che vai a donare, aiuta le persone, vittime di incidenti, o chi ha necessità di sangue per operazioni, trapianti o perché sofferente di determinate patologie. Veramente puoi salvare la vita di uno sconosciuto o di una persona cara, senza fare sforzi particolari, quindi più siamo a donare, meglio è per tutti.

  – Che valore ha per lei donare soprattutto in questo periodo di pandemia?

Donare è sempre importante e utile, è un gesto di solidarietà che in in questo periodo assume un valore aggiunto, perché la pandemia ha obbligato tutti noi a cambiare le nostre abitudini, ma ci ha ricordato che le difficoltà si superano insieme e non da soli.

Simona Vaheva